Laboratorio di origami

L’antica arte orientale del piegare la carta ha origine religiosa e funzione cerimoniale in Giappone e trova le basi sul significato simbolico delle forme.
Serve una sola cosa, semplice, povera e comune… la carta. Ma come trasformarla in una figura? E sarà mai possibile ottenere un oggetto tridimensionale? Banalizzando, si potrebbe ricondurre solo ad un passatempo, ad un divertimento. Ma le sue applicazioni possono essere molto più profonde e tecnologiche. Si ritrova un momento di comunicazione con se stessi, rispetto alle problematiche di questa società sempre in continuo movimento, dove non c’è molto spazio per un colloquio interiore; quasi una meditazione per recuperare il proprio equilibrio.
Si può spaziare dalle semplici figure riprese dalla natura (uccelli, farfalle, fiori…) a quelle molto più complesse, che possono prevedere una collaborazione di gruppo.
Viene favorito il senso del tatto, la sensibilità delle dita, la concentrazione; viene recuperata e stimolata la capacità di pensiero, di immaginazione e dell’ordine mentale. Ogni piccolo errore viene evidenziato immediatamente dallo stesso partecipante perché il lavoro non può più procedere in modo corretto. Aumenta quindi il controllo, l’attenzione e la precisione, obbligando però la persona alla gradualità, con passaggi successivi. C’è inoltre un collegamento tra la manualità e le proprietà astratte della mente. Aumenta l’autostima nel prendere atto di un problema pratico ritenuto impossibile, che però può essere risolto.
1. Forme base del foglio.
2. Regole di piegatura.
3. Figure ispirate alla natura: animali, fiori…
4. Origami modulari, costruiti piegando 6, 12, 30 pezzi che poi vengono assemblati insieme.
5. Multiform.
6. Origami complessi tridimensionali. Trasformazione di una superficie piana, il foglio, in rilievo, ed in struttura tridimensionale, con riferimenti alla geometria, allo spazio, ed alla matematica.
7. Decorazioni per feste, lettere e per la tavola.

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